
Antonio Rossi ad Empoli
Un’intervista senza troppi preamboli, perché se si vuole parlare di sport a tutto tondo, Antonio Rossi, atleta Fila da sempre, olimpionico di canoa e nostro portabandiera all’ultima edizione di Pechino, è l’uomo giusto.
Antonio ci racconti il pre-gara di una manifestazione come le Olimpiadi?
Il giorno prima riunione per definire le strategie, seduta con il massaggiatore e ultimi controlli alle barche. La sera si dovrebbe dormire, ma non sempre ci si riesce, soprattutto prima di un evento importante dove la concentrazione è al massimo.
La mattina faccio una colazione normale, cerco di non cambiare troppo le abitudini. Arriviamo al campo almeno tre ore prima della gara ed iniziamo con una prima uscita in acqua: una trentina di minuti, ci si scalda e poi si fa qualche breve tratto a ritmo di gara. Si rientra e si inizia il riscaldamento con stretching, ginnastica ed eventualmente massaggiatore.
Trenta minuti prima della partenza si entra in barca; poi un altro momento sono il -5 minuti alla partenza per poi arrivare al “one minute to start”.
Quale è il momento più duro?
Sicuramente a cinque minuti dall’inizio della gara, perché sei al massimo dell’adrenalina e ti possono assalire mille dubbi. Poi una volta che arrivi ai blocchi di partenza la concentrazione è tale che pensi solo alla gara. Ma quei cinque minuti…
Quale è la difficoltà maggiore in un evento come le Olimpiadi?
Per un’atleta l’esperienza più incredibile è vivere al Villaggio Olimpico, perché hai la possibilità di vedere qualsiasi cosa, di incontrare atleti di qualsiasi nazione e disciplina. Il rischio è di non riuscire a mantenere la giusta concentrazione.
In generale per me è sempre difficile il rapporto con i media, perché si deve stare attenti a cosa si dice, si deve cercare di misurare le parole.
Siedi nel consiglio del CONI, quale sono le necessità per incrementare la pratica sportiva in Italia?
Non ci sono ricette particolarmente difficili, le priorità sono quelle indicate da Petrucci ma che tutti noi condividiamo: più sport nelle scuole ed il finanziamento autonomo dell’attività.
È facile dire più sport nelle scuole, ma in pratica?
In molti vorrebbero più sport nelle scuole, ma poi non ci si riesce. Se non c’è una condivisione di questo obiettivo è complicato. Se invece la politica vedesse lo sport come un modo per formare i giovani e tenerli lontani dai pericoli, si possono fare tante cose. Inoltre se poi si riesce anche ad aumentare la quantità di sport si deve vedere anche la quantità, perché magari molte scuole non hanno una palestra adeguata o non hanno attrezzature.
Per il tuo sport, la canoa, cosa si dovrebbe fare?
La canoa è uno sport praticato da molti più dei 12.000 tesserati, perché piace e perché in Italia è facile praticarla, tra mare, fiumi e laghi. Serve maggiore visibilità per questo sport, serve che ci sia un ritorno d’immagine in modo tale da coinvolgere più facilmente le persone ma anche gli sponsor.
Quali altri sportivi stimi?
Domanda difficile! A parte gli scherzi, ho una stima immensa per Jury Chechi che praticamente è mio fratello. Poi sempre della mia generazione Alberto Tomba e Deborah Compagnoni.
Ma quest’anno a Pechino ho avuto modo di conoscere anche gli atleti emergenti, come la Quintavalla o le ragazze della ritmica, che hanno la mia stima per la grande dedizione.
Hai un rapporto molto particolare con Fila.
Si in effetti non lo considero nemmeno uno sponsor ma una sorta di famiglia. Mi supportano dal 1997, sono dodici anni intensi di tante soddisfazioni e di un rapporto sereno.








