Il rovescio di Fabio Fognini

Il rovescio di Fabio Fognini

Maggio è il mese del tennis, quando le giornate iniziano ad essere calde e la terra rossa sotto i piedi diventa sempre più affascinante.
Potevano non parlare quindi di questo fantastico sport? Lo facciamo con Fabio Fognini, giovane promessa del tennis italiano ed atleta vestito da Fila.

Fabio, quando hai deciso di voler intraprendere la carriera di tennista professionista?
Bisogna decidere presto e già a 14 anni pensavo e lavoravo come un professionista: si deve essere coscienti e onesti con le proprie capacità. Io ho sempre pensato di diventare un ottimo “pro” e quindi la decisione è arrivata in maniera molto naturale.

Sei considerato uno dei migliori talenti italiani: una responsabilità o uno stimolo?
Sicuramente uno stimolo. L’Italia aspetta da tempo un grande campione ma in uno sport competitivo e così internazionale come il tennis non è semplice. Siamo un gruppo di giovani che stanno crescendo e questo è un ulteriore stimolo per tutti.

La difficoltà maggiore dell’essere un tennista professionista? Gli allenamenti, gli spostamenti o che altro?
Prima di tutto l’incredibile competitività del circuito. Il livello medio è altissimo. Poi certamente i sacrifici nello stare lontano da casa e dalla famiglia per lunghi periodi. Sono partito all’inizio dell’anno per l’Australia e sono tornato solo a fine febbraio per due giorni e quindi di nuovo un mese negli States. Però è una vita affascinante che consente di vedere luoghi e conoscere persone e realtà diverse, quindi non mi posso proprio lamentare.

Quale è il tuo sogno sportivo?
Quello di tutti: vincere un torneo dello Slam come Parigi, sulla terra battuta, la mia superficie preferita. Ma anche Roma, Monte Carlo, andrebbero tutti bene! Ma l’importante è lavorare sempre duro e raggiungere il top delle proprie possibilità.

Che ne pensi dei primi due al mondo, Nadal e Federer?
Sono semplicemente straordinari. La cosa più impressionante è vederli giocare a quel livello ormai da 4-5 anni e sembrano destinati ad andare avanti così ancora molto a lungo. Sono il miglior spot possibile per il nostro sport.

Ci racconti un tipico pre-partita?
Dipende molto dall’orario di gioco. Generalmente comunque faccio un riscaldamento di circa mezz’ora per avvertire le migliori sensazioni, mango carboidrati per avere energia e preparo tutte le bevande e gli integratori che serviranno durante il match. Poi c’è il briefing con il mio coach, il momento di relax dove ascolto musica e mi preparo mentalmente al match cercando di entrare molto carico. Il guaio è quando piove tanto o il match precedente va per le lunghe e non sai a che ora scenderai in campo. Devi saperti adattare.

Quali altri sport pratichi o ti piacciono oltre al tennis?
Da buon italiano, il calcio. E sono un super, ma super tifoso dell’Inter. E se sono in Italia cerco anche di andare a San Siro a godermi una partita dal vivo. Ma qualche volta vado anche al Camp Nou di Barcellona, sede dei miei allenamenti.

Nel tennis è una questione di “braccio”, di testa, o in che misura le due cose insieme?
A livello professionistico devi essere al top in tutte le componenti: però a tennis giochiamo tutti bene, fisicamente siamo preparati e quindi la grande differenza è nella testa. Anche perché spesso una partita di tennis gira su due-tre episodi e tu devi essere bravo a coglierli. Noi parliamo spesso di solidità, perché non basta un grande exploit ma devi trovare una continuità di rendimento molto alta, 12 mesi l’anno, su quattro superfici. E tutti sono pronti a dar battaglia dal primo all’ultimo quindici. Credetemi, non è per niente facile!

Chi è Fabio Fognini
E’ nato nel 1987 a Sanremo. Risiede ad Arma di Taggia anche se la sede di allenamento è Barcellona.
È diventato professionista nel 2004, attualmente è nei primi cento giocatori del mondo con la miglior posizione raggiunta nel 2008 (66°). Gioca con racchette Babolat ed è vestito da Fila.

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